il mito di Aracne

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Aracne, interpretazione del VeroneseC’era una volta una giovane fanciulla di nome Aracne. Era la principessa della città di Colofone, città famosa per la sua porpora.
Aracne era davvero molto esperta nell’arte della tessitura e, per questo, si raccontava che, mentre lei tesseva, le Ninfe interrompessero i loro giochi e le loro attività per osservarla ammirate.
Aracne era però tanto sicura di sè che quando qualcuno le diceva che sembrava che Atena stessa le avesse insegnato l’arte tanto era brava, lei con molta presunzione rispondeva che neanche la dea Atena avrebbe potuto competere con lei nell’arte del ricamo.
Queste parole furono riferite ad Atena che si offese molto ma volle accertarsene di persona; così, travestita da vecchia, si presentò alla porta di Aracne alla quale disse che, si, era brava ma che doveva essere attenta a non offendere gli dei; Aracne però, per tutta risposta, le disse in modo arrogante che sarebbe stata pronta a sfidare la Dea gareggiando con lei nell’arte dell’ordito e del ricamo.
E così la gara iniziò: Atena tesseva il suo drappo raffigurando una scena di giochi mentre Aracne tesseva il suo rappresentando scene degli amoreggiamenti degli Dei; purtroppo queste scene erano così ben raffigurate da sembrare addirittura vere, così vere che Atena, pur riconoscendo il meraviglioso lavoro di Aracne, si adirò per la sfacciataggine e le distrusse il lavoro.
La fanciulla, affranta dalla disperazione per quanto accaduto volle impiccarsi ma Atena, impietosita dalla scena la sorresse in tempo evitandole così la morte ma, per punire la sua presunzione, la trasformò in ragno condannandola per sempre a vivere appesa sui quei fili che lei stessa avrebbe tessuto.

 

Immagine:
Paolo Veronese, “Aracne” (dettaglio)
Venezia, Palazzo Ducale

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